Diego Quemada Dìez

Scegliere Città del Messico (CDMX) come prima destinazione di viaggio è stato un lancio di dadi. Quello che viene fuori te lo fai andare bene, così come viene, con allegria e con un milione di domande.

El mostre” è veloce, ruspante, seducente, crudo, generoso ed inebriante. Ti stordisce, e ti lascia poco tempo per adattarti: se ti fermi un istante a cercare la prossima stazione del metro, sei chingado (in lingua locale: fregato/fottuto). Sei parte di uno stormo di 9 milioni di persone. Un consiglio: tieni il passo, il mento alto e sii veloce. E poi respira e fatti sciogliere dai fiori, dai murales, dai taqueros e dalla generosità dei messicani.

Essere ospiti a casa di Diego Quemada Dìez è stato un caso. Così come lo è la maggior parte degli eventi di un viaggio. Una sorpresa rivelata, a onor del vero, da Google, incuriositi dalle chiacchiere in cucina e in un marciapiede di Colonia Tacubaya.
Diego, scrittore e regista, ha vissuto in EU e USA e da un ventennio è residente in Messico. Ha lavorato con registi di nota, per citarne alcuni: Ken Loach, Alejandro Gonzalez Iñarritu, Tony Scott, Fernando Meirelles.

Nel salotto di casa è appesa la locandina di “La Jaula de Oro”, il suo ultimo film, premiato nel 2013 al Festival di Cannes. Qui puoi vedere il trailer.

 

 

Ogni anno 500.000 persone del Centro America sfuggono dalle violenze del Guatemala, Honduras, El Salvador e Nicaragua e attraversano il confine meridionale del Messico, per raggiungere gli Stati Uniti e tentare di entrarvi illegalmente.

Europa, Americhe. La liturgia è la stessa: libertà di movimento dei capitali, innalzamento delle barriere per le persone. Eppure la terra è rotonda e l’uomo è bipede. E tu, come Ter-ra, ti muovi.